The agency of the future is not an agency

L’agenzia del futuro non è un’agenzia

di l Strategist

No structure, even an artificial one, enjoys the process of entropy.
It is the ultimate fate of everything, and everything resists it.
― Philip K. Dick

Nessuna struttura, nemmeno quella artificiale, ama il processo dell’entropia; è il destino finale di ogni cosa, e tutto cerca di resistergli. ― Philip K. Dick

 

In an industry where your capital walks in and out of the door each day, the value you can bring a client all comes down to talent.

How can any one company house the talent required to deliver the optimal solution for each business challenge? Briefs are already calling for teams consisting of an infinitely diverse list of specialties. No agency can provide that.

Between the Devil and The Deep Blue Sea

If the agency outsources, increasing proportions of its budgets are siphoned out of the company to accommodate for this. Over time, this eats away at their margins and they miss their aggressive growth targets. If they try and keep the budget in-house, they are either making do with the talent they have, or they bring talent on to the payroll who may not be needed on a regular basis. Who can tell when change is so fast and random?

Entropy doesn’t lend itself to standardisation.

In my previous post, I suggested that new models will emerge that are distributed and nodal in nature. The one that excites me the most is a co-operative model of distributed and autonomous specialist networks.

Not only does this model better reflect and adjust to the digital networks we communicate with, but there is an incredible potential for a new level of autonomy and mutual prosperity.

But what does this look like? And how do you deliver the talent that is needed each and every time?

In un settore in cui i capitali entrano ed escono dalla porta ogni giorno, il valore che si può portare ad un cliente è il talento. Come può oggi una società avere in casa tutto il talento necessario per affrontare le sfide del mercato? I brief richiedono competenze infinite a tutto tondo. Nessuna agenzia può permetterselo.

Tra il diavolo e il Deep Blue Sea

Se l’agenzia esternalizza il talento tutto il budget va fuori.  Con il tempo, questo corrode i margini di guadagno e riduce sensibilmente gli obiettivi di crescita. Se cerca di mantenere il budget in-house, o lo fa con i talenti che ha o porta a libro paga talenti che non sono sempre necessari.

L’entropia non si presta alla standardizzazione. I nuovi modelli emergenti hanno natura nodale e distributiva. Quello che mi interessa è un modello cooperativo di reti specializzate distribuite e autonome. Non solo questo modello riflette e si adegua meglio alle reti digitali con le quali comunichiamo, ma c’è un potenziale incredibile per un nuovo livello di autonomia e prosperità reciproca.

Ma che aspetto ha tutto questo? E come si fa a avere sempre il talento necessario ogni volta?

The Hollywood Model

Hollywood provides some reference. Specifically, Ocean’s Eleven and the approach George Clooney takes when he lands a backer for the ultimate casino heist. His solution calls for a crack team of specialists including con men, an explosives expert, a hacker, a pickpocket, and even an acrobat.

As an approach to business (rather than casino heists), this is known as the Hollywood Model. Film studios have been using it for years. They keep a core staff at studio HQ and then engage partners and crew with the specific skills required to best execute the film.

If you’ve ever been on a TVC shoot, you’ve seen the model in action. The different teams on the shoot may or may not have worked together before, but they all have their role and are specialists at it. With the right coordination, everyone knows how to work with each other and what to do to get the job done and done right. All at once and in parallel.

To translate this to the wider agency function would require a formalisation of the many informal professional connections out there into bounded networks of digital, business, creator and communications professionals.

There are agencies such as Victors and Spoils that have experimented with crowdsourcing. co: is doing great things with its collective and collaborative approach. But there is potential to go beyond this and the confines of an actual agency and into independent networks.

These networks would coalesce into flexible project teams to cooperate on specific projects. Combining skills and resources, they would then disband once the project is complete.

Teams could even convene to pitch for retainer style accounts, so the client knows they are receiving a purpose-built team and solution for their business problem.

Il modello di Hollywood

Hollywood può essere un riferimento. In particolare, Ocean Eleven e l’approccio di George Clooney al team building per la rapina al casinò. Per portare a termine il progetto ha bisogno di un team di specialisti tra cui un truffatore, un esperto di esplosivi, un hacker, un borseggiatore, e anche un acrobata.
Come approccio al business questo è noto come il modello di Hollywood. Gli studi cinematografici lo utilizzano da anni. 
Se avete mai assistito ad uno shooting per la tv, avete visto il modello il modello in azione. Nessuno ha mai lavorato insieme prima di quel momento ma tutti hanno un ruolo ben preciso, e con un buon coordinamento tutti sanno cosa fare e come arrivare  ad ottenere il lavoro fatto e fatto bene. Tutto contemporaneamente e in parallelo.
Esportando il modello all’agenzia diffusa sarebbe necessaria la formalizzazione delle molte connessioni professionali informali là fuori in reti digitali, di business, di creativi e professionisti della comunicazione.
Ci sono agenzie come Victors and Spoils che hanno sperimentato il modello con crowdsourcing. co: stanno facendo grandi cose con il loro approccio collettivo e collaborativo. Ma esiste la possibilità di andare al di là di questo, dei confini di un’agenzia reale per arrivare alle reti indipendenti.
Queste reti formerebbero di volta in volta team di progetto flessibili che collaborano su progetti specifici. Combinazione di competenze e risorse, che si scioglie alla fine di ogni progetto.

Future Of Work

Current technologies (such as Slack, Trello, G-Suite, Dropbox, Xero and myriad other cloud-based SaaS tools) and share spaces distribute these cooperative principals even further, minimising overheads.

All you need is a laptop with an internet connection, your skills and these services and your business can be profitable, within a week.

Instead of a renovated inner-city warehouse with ping-pong table and bar, you can work from your sunroom at home with your dog at your feet.

Given the need to commute daily is no longer required, you can move up the coast and surf every morning and evening without taking on a crippling Sydney mortgage. Only venturing into the city a day or two a week for workshops and meetings.

If working from home isn’t your thing, there are new and affordable share space offices cropping up all over the city, like FishburnersWeWork and Work Club. Here you can work alongside other start-ups and creative professionals collaborating and cross-pollinating ideas and opportunities.

Due to the structure of this model, there is no margin; no-one gets the cream. Each specialist in the network receives value. Especially the client.

Il futuro del lavoro

Le tecnologie attuali (quali Slack, Trello, G-Suite, Dropbox, Xero e una miriade di altri strumenti SaaS cloud-based) e gli spazi di condivisione consentono di distribuire questi principi cooperativi ancora di più, riducendo al minimo le spese generali.
Tutto ciò che serve è un computer portatile con una connessione ad internet, il proprio talento e questi servizi e un’attività può diventare redditizia entro una settimana.
Invece di un loft in centro città con bar e tavolo da ping-pong , si può lavorare dalla veranda con la compagnia del cane di casa.
Poiché lavorare tutti i giorni non è più necessario, è possibile andare lungo la costa fare surf mattina e sera senza chiedere un mutuo. Basta solo avventurarsi in città uno o due giorni alla settimana per workshop e incontri.
Se lavorare da casa non è cosa per voi, ci sono spazi di co-working come Fishburners, WeWork e Work Club. Qui si lavorae a fianco di altre start-up e creativi aumentando la possibilità di nuova impollinazione e contaminazione di idee.
Con una struttura di questo modello, non vi è alcun margine.
Ogni specialista della rete riceve il valore. Specialmente il cliente.

Alternative marketplace

There is the potential to create an alternative marketplace. One that will allow specialist experts to apply their skills and talents to projects they want to work on.

A market that provides unprecedented freedom and prosperity. Where three (or even two) days work nets you in the vicinity of a full week’s pay at an agency (while still charging the client much less than any agency would). And you won’t be pulling unpaid overtime and weekend work.

You could use that spare time to take yoga classes, learn a new language, spend more time with your kids, give your skills to love jobs or pro bono clients, surf, or simply take more projects on to earn more bank. It is entirely up to you.

Un mercato alternativo

C’è la possibilità di creare un mercato alternativo. Che permetterà agli esperti di mettere testa e talento solo su progetti su cui vogliono lavorare.
Un mercato che offre libertà e prosperità senza precedenti. Dove tre (o anche due) giorni di lavoro permettono di guadagnare quanto una settimana intera in agenzia (facendo pagare al cliente molto meno).
E senza straordinari non pagati e week-end al lavoro.
Tempo libero per lezioni di yoga, una nuova lingua, più tempo con i figli, lavorare per clienti pro-bono, fare surf, o semplicemente prendere più progetti per guadagnare di più.

A new ‘agency of the future.’

We are at the crossroads.

Either technology slams us headlong into a future, where as knowledge workers we are just cogs in a machine. A machine playing a zero sum game of productivity for holding company profits and share prices.

Or even worse:

“Being an Uber driver moonlighting as Taskrabbit moonlighting as doggy-masseuse to your nearest branch of the Kardashian Dynasty” Umair Haque

Or we can herald in a new era of digital humanism. As Douglas Rushkoff evangelises, we can re-set the operating system so there is the opportunity for collaboration, co-creation, connection and the preconditions for mutual prosperity.

It’s re-directing the promise of the digital economy away from exponential automation and corporate profits, to making it about human potential. Having it work for us, rather than us for it. To have these incredible technologies augment human autonomy rather than replace it.

If you are good at what you do and you’re future focussed, you are no doubt being head hunted for a big new role. Don’t take it. Take the leap and bust out on your own. Your skills will be in demand and you will be able to pay the bills. You can freelance while you’re building your brand and network.

If you’re an indy doing great work for excellent clients, don’t sell to the global consultancies or holding companies. Don’t take on the golden handcuffs and watch all that equity you built up be destroyed by the growth juggernaut.

Small is beautiful. You don’t need scale to take on bigger, more interesting projects. Connect with other like-minded indies and specialists to go up against the incumbents and win the good stuff with a whole new approach. And you still get to do what you love to do, the way you love to do it.

We will never have this chance again to create a gig economy worth getting excited about. An alternative market is emerging. A future of work that fosters genuine agency for its participants — and a whole new take on the agency of the future.

Una nuova ‘agenzia del futuro.’

Siamo a un bivio.
In entrambi i casi la tecnologia ci porta in un futuro, dove, come lavoratori della conoscenza siamo solo ingranaggi di una macchina. Una macchina che fa un gioco di produttività a somma zero per mantenere gli utili delle società.
O ancora peggio:
“Essere un autista di Uber che fa un secondo lavoro a TaskRabbit ne fa un terzo come massaggiatore per cani alla filiale più vicina della dinastia Kardashian” Umair Haque
Oppure possiamo annunciare una nuova era di umanesimo digitale. Come evangelizza Douglas Rushkoff, “siamo in grado di resettare il sistema operativo per cui vi è nuova possibilità di collaborazione, co-creazione, connessione e i presupposti per una nuova prosperità reciproca.”
E ‘ri-orientare la promessa dell’economia digitale lontano dal processo di automazione totale e dal gioco dei profitti per le imprese, per riportarla al potenziale umano. Che lavori per noi, piuttosto che noi lei. Per utilizzare la tecnologia per incrementare l’autonomia dell’uomo, invece che sostituirlo.
Se sei bravo in quello che fai e sei focalizzato sul futuro, presto un cacciatore di teste arriverà a te per proporti un ruolo importante. Non prenderlo. Fai il salto tu stesso. Il tuo talento servirà al mercato e tu sarai in grado di pagare le bollette. È possibile fare il freelance mentre si sta costruendo il proprio brand e il proprio network.
Se sei un “indy” (indipendente) e stai facendo un ottimo lavoro per grandi clienti, non venderti a società di consulenza globali o holding. Non metterti le manette d’oro e stare a guardare tutto quello che hai costruito venir distrutto dalla crescita esponenziale.
Piccolo è bello. Non è necessario scalare la dimensione dei progetti per fare progetti interessanti. Connettiti con altri creativi indipendenti e professionisti con un approccio completamente nuovo. Per arrivare a fare quello che ti piace fare, come piace a te.
Abbiamo l’opportunità di creare un’economia di cui essere entusiasti. Sta emergendo un mercato alternativo. E un nuovo modello di agenzia.